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Posts Tagged ‘Carl Schmitt’

A dieci anni dalla edizione Pellicani, il saggio di Caterina Resta, Stato mondiale o nomos della terra. Carl Schmitt tra universo e pluriverso, trova oggi una nuova collocazione nella collana Geofilosofia, Terra e mare, della casa editrice Diabasis. Dal 2007 l’autrice dirige la collana insieme a Luisa Bonesio.

Se nella prima stesura il saggio aveva un carattere pioneristico, perché scarso rilievo era stato accordato agli aspetti del pensiero internazionalistico di Carl Schmitt – si pensi all’opus magnum Der Nomos der Erde -, quella che viene oggi proposta a distanza di un decennio è molto più di una ristampa (altro…)

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CATERINA RESTA

STATO MONDIALE O NOMOS DELLA TERRA. CARL SCHMITT TRA UNIVERSO E PLURIVERSO.

DIABASIS, COLLANA TERRA E MARE, 2009.

A distanza ormai di quasi sessanta anni dalle pagine dedicate da Schmitt al Nomos della terra, la «grande antitesi della politica mondiale» tra pluriverso e universo, lungi dall’aver trovato soluzione, è divenuta, semmai, di ancor più scottante attualità con il sopraggiungere dell’Età globale. Pur con tutti i suoi limiti intrinseci, la teoria schmittiana dei grandi spazi ha l’indubbio merito di porre l’accento sulla necessità di pensare ad un pluriverso in grado di contrastare le spinte universalistiche della potenza imperiale di turno, oltre a smascherare il carattere ideologico dell’attuale “umanitarismo”. Tuttavia,  oltre l’antitesi schmittiana tra universo e pluriverso, se davvero si vuole fugare lo spettro di un Impero universale o quello, altrettanto minaccioso, (altro…)

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schmittFonte: Jura Gentium

C. Schmitt, Die Tyrannei der Werte, Kohlhammer, Stuttgart 1967, trad. it La tirannia dei valori. Riflessioni di un giurista sulla filosofia dei valori, con un saggio di Franco Volpi, Adelphi, Milano 2008, ISBN 978-88-459-2315-9

Sono trascorsi quasi cinquant’anni da quando l’ormai attempato Carl Schmitt, in occasione di un seminario tenutosi a Ebrach nell’ottobre del ’59, organizzato dall’allievo e amico Ernst Forsthoff, prese la parola dopo la relazione di quest’ultimo su “Virtù e valore nella dottrina dello Stato”. Quell’intervento, consegnato molto più tardi alle stampe come saggio intitolato Die Tyrannei der Werte, viene oggi riproposto da Adelphi, corredato dal prezioso e documentatissimo saggio di Franco Volpi. Come sottolinea il curatore Giovanni Giurisatti nell’Avvertenza al volume, il discorso schmittiano – consegnato dal giurista stesso alle stampe in un’edizione fuori commercio per allievi e conoscenti – fu accompagnato da una dedica dello stesso “ai convenuti di Ebrach del 1959” dove veniva anche segnalato che le riflessioni lì esposte “non intendevano oltrepassare i limiti” della discussione contingente. A dispetto della limitata tiratura (200 copie), quell’intervento fu poi pubblicato in Germania nel 1964 dalla “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, che, all’insaputa di Schmitt, lo offrì a una vasta platea di lettori, dopo averlo sottoposto a parecchi tagli. (altro…)

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Seconda guerra mondialeC. Schmitt, Die Wendung zum diskriminierenden Kriegsbegriff, Duncker & Humblot, Berlin 1938, trad. it. Il concetto discriminatorio di guerra, a cura di Stefano Pietropaoli, Prefazione di Danilo Zolo, Laterza, Roma-Bari 2008, ISBN 978-88-420-8503-4

Fonte: Jura Gentium–  Rivista di filosofia del diritto internazionale e della politica globale

Ridotto al silenzio dalle alte cariche del partito nazionalsocialista per la sua ideologia non ‘ortodossa’, Carl Schmitt, nell’isolamento dell”emigrazione interna’, consegna alle stampe, alla vigilia del secondo conflitto mondiale, il saggio Die Wendung zum diskriminierenden Kriegsbegriff.

A settant’anni dalla sua prima edizione, lo scritto, fino ad oggi inedito per il pubblico italiano, viene presentato da Laterza con la Prefazione di Danilo Zolo. Se Die Wendung, per i temi trattati, appartiene agli scritti giusinternazionalistici di Schmitt, d’altra parte, come precisa il curatore Pietropaoli, il testo svolge “un ruolo di trait d’union tra il saggio Concetto di “Politico” e l’opus magnum del 1950, Il nomos della terra” (p. XXXIX). E ciò va ribadito al di là delle interpretazioni dei critici e degli esegeti che colgono nella produzione internazionalistica il “segno di una frattura teorica” (p. XXXV), rispetto alle precedenti riflessioni.

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