168 euro per un cervo, 79 nel caso se ne abbattano 10. Decisione attesa per venerdì 14 novembre. La protesta di Enzo Venini.
Solo 168 euro per abbattere un cervo, scontati a 79 nel caso se e abbattano 10.
Questo il tariffario per i cacciatori stabilito dal Parco Nazionale dello Stelvio che venerdi 14 potrebbe decidere di far abbattere quasi 1000 cervi in cinque anni nel settore lombardo dell’area protetta.
È stato approvato questa settimana un piano di gestione venatoria sul cervo nel settore trentino del Parco Nazionale dello Stelvio. Il piano prevede l’abbattimento di più di 1500 animali in cinque anni solo dentro i confini dell’area protetta, oltre a più di 2000 all’esterno.
Il parco si appresta a seguire la stessa strada anche nel settore lombardo del parco e il WWF chiede ora che nessuna autorizzazione venga concessa, in deroga alla legge nazionale, per gli abbattimenti dei cervi all’interno dei confini del Parco nazionale dello Stelvio.
Il piano prevede l’abbattimento di migliaia di cervi da parte di “selecontrollori”, normali cacciatori di selezione “formati” da un corso di soli tre giorni e non appartenenti all’ente pubblico, nonché una vera e propria vendita di capi secondo una precisa tabella ai cacciatori residenti in valle.
Il tutto, senza coerenza con il mandato di un parco nazionale, è dichiarato necessario per presunte ragioni gestionali e di contenimento di danni vegetazionali ed economici.
“Pur considerando la gestione come uno strumento potenzialmente utile nella biologia della conservazione basata su un approccio scientifico, la proposta in fase di discussione presso il parco lascia dei dubbi legati all’uso di cacciatori paganti anziché di personale afferente ad enti pubblici, ed altri di natura anche tecnica. Anche considerando infatti solo gli abbattimenti all’interno dell’area protetta, l’abbattimento di molte centinaia di animali all’anno è tecnicamente un obiettivo ambizioso da raggiungere, che rischia di divenire semplicemente l’apertura alla caccia a tempo indeterminato per il mancato raggiungimento della quota prevista, inefficace sul lungo termine e in ogni caso inconcepibile dentro un’area protetta, tanto più se è un parco nazionale”. ha detto Enzo Venini, Presidente WWF Italia.
L’unico mezzo efficace per controllare la popolazione di ungulati è infatti legato al ritorno potenziale dei predatori naturali e altre ragioni conservazionistiche quindi rendono inammissibile il prelievo di cervi all’interno dei confini del Parco Nazionale dello Stelvio. Stando ai dati attuali sull’areale occupato dal lupo il Parco sarà presumibilmente presto colonizzato dalla specie, il quale in tutta Europa ha una funzione regolatrice delle popolazioni di cervo. E’ un’ipotesi fondata quindi che all’arrivo del lupo la densità dei cervi diminuirà molto a causa della predazione e per una migliore distribuzione degli animali. Potrebbe essere un grave errore rimuovere una risorsa importante per il predatore proprio ora che sta ricolonizzando anche le Alpi centrali.
“In un’ area protetta la fauna è un fondamentale elemento attrattivo per i visitatori e la loro scarsa visibilità potrebbe portare ad una minor fruibilità turistica del luogo – dice ancora Enzo Venini -, con conseguenze sullo sviluppo economico locale in zone di montagna. Chiediamo che il piano sia sottoposto alla normale procedura di Valutazione Ambientale Strategica prevista dalla legge”.

Concordo con Venini: non si devono abbattere quei cervi essenzialmente per due motivi
1- Gli abbattimenti non faranno altro che peggiorare la situazione di densità in quanto causeranno un aumento del tasso riproduttivo
2- Si rischi davvero di destabilizzare le popolazioni dei predatori appena reintrodotti (lupo)
Non è possibile che per l’interesse di gente malata (cacciatori) si debba mettere a repentaglio la tranquillità di un ecosistema
Concordo con quanto detto da Manuela.
è palese che dietro la caccia ci siano interessi legati alle lobbies venatorie e al commercio di armi.
La Vita va tutelata e occorre muoversi per creare leggi giuste che possano definitivamente abolire la caccia, azione crudele e inutile perpetrata solo da individui immondi e privi di salute mentale e di amore.
E’ scientificamente dimostrato che gli animali si autoregolano ma soprattutto nessun animale decide di andare sotto le auto, è l’uomo che guidando senza prudenza uccide le creature viventi.
Bisogna boicottare il Parco dello Stelvio finchè non cambia idea.
La soluzione migliore è proprio la reintroduzione dei predatori naturali (il lupo) che sono stati uccisi proprio dai cacciatori.
No, non ci siamo….
il vero problema è legato alla produzione delle mele.
Ci sono meleti dappertutto.
Meleti? Sì le famose mele della Val di Non e di tutte le valli del Parco….
Esistono numerosissimi agricoltori consorziati che fanno capo alle industrie conserviere ed alla commercializzazione delle famose mele col bollino. Le piccole aziende agricole vengono aiutate in ogni modo da questa grande imprenditoria industriale e dalle banche locali per svilupparsi oltremisura, oltre quindi le reali necessità, affinchè il prodotto affluisca sempre di più dentro i propri capannoni.
Alle spalle di tutto questo meccanismo preme la grande catena di distribuzione commerciale, dove ognuno di noi va a fare la spesa, affinchè la produzione aumenti.
I cervi rappresentano un danno colossale per i meleti. Ecco perchè devono essere uccisi.
A questo punto bisogna scegliere: o vocazione agricola o vocazione turistico ambientale. Le due cose non possono convivere.
Forse ora ci siamo….
bene pure per me e meglio non abbattere tutti questi cervi se fosse per me io li trasferirei un po nel nostro parco del cilento che e molto vasto ed anno anche un ottimo abitat visto che non sono presenti e in piu io passiedo una proprieta di circa 150 ha dove volendo possiamo ospitarne qualche coppia.
Leggendo quanto scritto sopra, mi rendo conto che le persone sotto tutti i cieli vi si trovino di tutte le razze e di tutti i tipi, di quelle persone un p’ò più sanguigne e un p’ò meno riflessive e informate, ne approfittano i soliti furbi, che siano politici locali o nazionali, che siano industriali del settore o cacciatori, o che siano ambientalisti, non cambia niente, l’ importante è che ci sia una cassa di risonanza di un certo tipo o di un certo colore politico. Detto questo, posso dire che sono molto più d’ accordo con il signore del ” Non ci siamo” che con il signor Myocastor. Io voglio precisare che sono prima un uomo, poi uno che lavora ” in produzione”, poi sono anche un cacciatore, e come riconosco fra tanti miei ” colleghi ” un certo estremismo e non lo condivido, non condivido neppure quelli che forse per ignoranza della materia, o forse per convenienza, politica o economica o peggio ancora tutte e due, si lasciano andare ad una dialettica che farebbero molto meglio ad evitare. Grazie per l’ opportunità concessami. Saluti Emilio.